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Notiziario forestale e montano 1959 n. 66

VALLOMBROSA

Di questo magico nome la eco nel cuore e nell'intelletto

dei forestali italiani mai si affievolirà.

Trascorso il mille fatale, le popolazioni, attorno ai castelli dominanti le valli malsicure costituite in aggregati ad economia autonoma tutte prese da rinnovato anelito per un avvenire migliore, talora si dilaniarono in lotte persino miserevoli tali quelle che forzarono il nobile Giovanni Gualberto dei Visdomini, cui ripugnava il malcostume imperante, a cercare asilo oltre Val d'Arno sulla grande montagna del Pratomagno felicemente prescelta per dare inizio ad un'opera che avrebbe stupito il mondo, nella verde cornice delle annose faggete alterne a radure irte di rovi, natura intatta dove le piante abbattute putrifacevansi, la verzura bassa si diffondeva sovrana, le tremule polle generavano insidiosi acquitrini, arduo il passo su le impervie solitarie piste.

Per i fondatori della Abbazia di Vallombrosa e delle foresta celeberrima seguirono anni di lavoro strenuo nella contemplazione, ricchi di eventi memorabili, carichi di destino. Dall'umile inizio la matrice dell'Ordine si perfezionò nei mezzi e nei fini, custodendo tradizioni memorie scritture rituali reliquie nella monumentale Fabbrica, dove il passato si intreccia all'avvenire in trama splendente.

Non paghi di tutto questo i cenobiti iniziarono la coltivazione dei boschi mai prima tentata. Merita assai valutare la originalità e la portata straordinaria di quei geniali interventi nella convalida che una plurisecolare positiva dimostrazione ha fornito.

E' una tappa primaria in un settore importante della nostra civiltà paragonabile al trapasso dell'agricoltura da estensiva ad intensiva. Si tratta di creare i boschi dove e come vogliamo anzichè restar passivi di fronte alla natura abbandonata a se medesima in una successione caotica di composizioni casuali indifferenti alla misura del tempo, misura che stringe l'uomo senza misericordia.

In seguito, compiutasi la unità nazionale, i funzionari del nuovo Stato italiano insediati entro la Abbazia diedero ampia alta soddisfazione ai Cenobiti approvando incondizionatamente i principi informativi della tecnica dell'impianto e della conservazione dei boschi vallombrosani, e se sino a quel momento tale tecnica era rimasta confinata nella ristretta cerchia della vita conventuale, dopo, perfezionata da elaborati scientifici, fu propagandata in tutto il Paese con grande successo.

Vada la nostra riconoscenza ai funzionari che, or è quasi un secolo, affascinati dai tesori che Vallombrosa celava, vi imposero una amministrazione autonoma dando avvio a istituti didattici, arboreti, centri di studio, convegni, promuovendo lo sviluppo turistico ed alberghiero. Vada la nostra riconoscenza anche a coloro che continuando l'opera secondo le originarie direttive vennero perfezionandola, vada agli uomini di scienza che si fecero cultori e assertori di una scuola forestale iitaliana derivata in tanta parte proprio da Vallombrosa, si estenda agli uomini del Corpo Forestale, agli esecutori per eccellenza.

Se ai primordi la convivenza tra i Religiosi vallombrosani e gli Ufficiali forestali era semplicemente dignitosa e corretta, in prosieguo i rapporti si affinavano sino a diventare fraterni, quali oggi sono.

A sottolineare la bontà dei rapporti correnti tra i Monaci e la Amministrazione forestale che è elemento essenziale del composito quadro vallombrosano giova annotare la avvenuta consegna (storicamente la prima volta) all'Ispettore in carica amministratore della Foresta di un diploma ovvero "Littera Grratiosa" da parte del venerato Abate Generale dell'Ardine, consegna effettuata il 28 febbraio 1959, per cui l'Amministratore della foresta venne affiliato alla Congregazione e reso partecipe dei beni spirituali dell'Ordine. Sono valori discendenti dalla Santa Sede Apostolica, come espressamente dichiarato nella Lettera patente, onde coloro che ricevono l'incarico di curare la Foresta fondata dal celeste Patrono hanno il sommo privilegio di operare in un senso non semplicemente simbolico quali Suoi successori legittimi.

Sembra doveroso pertanto seguire l'invito contemplato nel Documento, di adoperarsi vigorosamente ad una sempre maggiore glorificazione di San Giovanni Gualberto ma questo avverrà prossimamente, il 12 luglio, per la Festa nazionale della montagna che si svolgerà la prima volta nella sede prediletta del Santo, come a sciogliere finalmente un voto di riconoscenza oltre che di amore.

(Sia apprezzato il voto che, indipendentemente dalle altre feste nazionali, ogni dieci anni almeno si ritorni sempre a Vallombrosa nel centro spirituale e culturale dei Forestali d'Italia, a celebrarvene una specifica, la migliore. Sia fatta pubblicamente questa premessa il 12 luglio prossimo).

Fortunati si chiameranno coloro che, con la partecipazione al raduno, contribuiranno alla esaltazione del patrimonio eccezionale di storia, di coltura, di naturali bellezze, di religione così degnamente riuniti in Vallombrosa.

Quel giorno la Foresta ci apparirà in un magico e meraviglioso splendore, adorna di nuove opere, sempre più attraente, in linea con le esigenze moderne, e di quel magico nome la eco nel cuore e nell'intelletto dei Forestali italiani mai si affievolirà.

Leonardo VIGNOLI