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PRESENTAZIONE “ALBERI”

Filippo Aldini

Alberi è una raccolta di articoli pubblicati sul Notiziario Forestale e Montano che è il periodico ufficiale dell’ Unione Forestali d’Italia ( U.F.d’I).

L’Associazione venne costituita nel 1949 dal personale del Corpo Forestale dello Stato in collaborazione con l’Amministrazione Forestale per rinforzare lo spirito di corpo tra il personale proveniente dal Real Corpo delle Foreste e dalla disciolta Milizia Nazionale Forestale che avrebbe dovuto svolgere una azione di controllo del territorio e di controllo sul ripopolamento boschivo laddove la guerra aveva depauperato il soprassuolo forestale della Nazione.

Alberi è un libro particolare.

L’autore ha utilizzato varie specie arboree spalmate in un variegato contesto storico e le ha trasformate in protagoniste facendo conoscere al lettore, in tal modo, realtà storiche e mitologia.

E’la storia dell’uomo narrata attraverso miti, leggende e simboli che oggi come ieri hanno scandito lo scorrere del tempo.

Si parla di alberi secolari che sono stati testimoni degli eventi che hanno caratterizzato la storia del genere umano.

Alcuni offrono rimedi terapeutici altri sono stati oppure sono ancora fonte di alimento e di sopravvivenza ; altri sono collegati ad antiche divinità oppure ad episodi particolari della vita di personaggi illustri.

Il libro è suddiviso con lo stesso criterio usato, dall’autore degli articoli, nel lontano 1956. Si articola in tre sezioni dedicate agli Alberi Sacri ( 12), agli Alberi Illustri (11) ed alla Vita generosa degli alberi(14).

Le sezioni rappresentano le tappe di un viaggio che consente di unire il passato con il presente ed il presente con il futuro ma sono anche una sorta di finestra sulla natura che viene aperta in maniera semplice , efficace e piacevole allo scopo di avvicinare il lettore agli equilibri della natura ed ai suoi insegnamenti.

In ogni brano si percepisce l’amore, dell’Autore, per l’ambiente e la natura nelle espressioni più variegate ( dalla civiltà contadina a quella urbana) con un processo di rivisitazione storica attraverso il quale è possibile contemplare gli alberi che accompagnano la quotidianità regalando, al lettore, una ispirazione creativa.

Attraverso gli alberi Corrado Argegni vuole farci conoscere storie, leggende e fatti riconducibili a personaggi vissuti nell’arco di 2000 anni riuscendo a collegare un personaggio ad uno specifico albero.

La raccolta degli articoli lancia un forte messaggio finalizzato al recupero di quell’insieme di valori che deve far parte del bagaglio culturale di ogni uomo per meglio conoscere la natura e le leggi che la regolano.

La lettura scorre veloce e piacevole e, pagina dopo pagina, emerge con chiarezza la caratteristica saliente degli scritti e cioè un approccio originale al mondo degli alberi dove i tradizionali aspetti botanici e selvicolturali lasciano il campo ad un nuovo e suggestivo punto di vista:

l’albero viene proposto sotto forma di simbolo e di emblema.

In tal modo gli alberi vanno a popolare un mondo affascinante fatto di passato e di presente, di fantasia e di realtà, di tradizioni; un mondo frutto dell’antico sapere popolare, talvolta sconfinante nel mito e nella leggenda ma sempre con un solido legame con la vita quotidiana.

Gli alberi ed il loro insieme di bosco e/o foresta sono i protagonisti della storia dell’uomo.

L’uomo è stato riconoscente per quanto l’albero riusciva a fornire per soddisfare i bisogni primari e per questo attribui’ a quasi tutti gli alberi conosciuti facoltà divine e ne fece il simbolo della divinità stessa per ringraziarlo di tutti i bisogni che con essi riusciva a soddisfare. Vi furono alberi che diventarono simboli di prerogative divine ( Querce, ulivo, vite, cipresso, faggio, alloro etc.)

La raccolta, come si è detto, si apre con gli Alberi Sacri ed in particolare con quello prescelto dalla BIBBIA a rappresentare la conoscenza perché è in grado di sintetizzare la vita con il mistero della nascita, con il segreto della continuità e con il concetto dell’eterno.

In questa sezione l’attore principale è l’albero.

Con il Melo inizia il viaggio che condurrà il lettore di fronte “ alla evidenza della perpetuità della vita e nello stesso tempo verrà messo di fronte alla impossibilità di capirla.

L’Albero della conoscenza ci viene presentato, nella Bibbia, quale sintesi della vita e simbolo cioè del mistero della nascita e della morte e portatore, pertanto, della stessa idea di eterno.

Il frutto contiene il seme cioè la vita ma per dare la vita deve morire.

Il voler conoscere e scoprire le leggi primarie della vita ha portato Adamo ed Eva fuori del Paradiso Terrestre.

Nei successivi racconti siamo trasportati in luoghi sospesi tra mitologia, leggenda e storia.

Con una capacità ineguagliabile, l’autore ci fa conoscere personaggi che fanno parte del nostro bagaglio culturale oppure ci fa conoscere la sacralità di alberi venerati in paesi lontani oppure ci fornisce notizia delle caratteristiche chimiche e fisiche dell’albero di cui ci parla.

Ci vengono presentate località in cui vegetano o vegetavano alberi passati alla storia come il Noce beneventano sotto le cui fronde, si dice, in particolari occasioni si riunissero le streghe ed illustra, nel contempo, in maniera mirabile, sia l’albero che i suoi frutti.

Ogni albero è legato ad una storia oppure ad una leggenda che,in fine, non è altro che il modo per far conoscere, a tutti, le proprietà spesso terapeutiche ed il migliore utilizzo dei frutti,delle radici,della corteccia in campo alimentare e curativo.

Correlare una pianta a fatti verosimilmente accaduti è un modo per esorcitizzare le paure derivanti dalla non conoscenza ed anche per tramandare l’esperienza dei padri.

Ad esempio il racconto “ Pioggia di lacrime “, incentrato sulla storia di Filli, giovane principessa della Tracia, è l’occasione per far conoscere attraverso la storia d’amore di una giovane e della sua poca fiducia nella promessa di ritorno del suo Demofonte la morfologia del Mandorlo e dei suoi bellissimi fiori.

La fanciulla credendo di essere stata abbandonata si uccide e gli dei pietosi trasformano Filli in Mandorlo ed i canditi fiori che cadono sono le lacrime versate nella lunga attesa.

In un altro racconto facciamo la conoscenza di Dafne che fuggendo dalle attenzioni amorose del dio Apollo si trasformò in Alloro ed Apollo, per avere sempre con sé Dafne, si costruì una corona di alloro; per questo, sin dall’antichità, i vincitori della corsa ed in seguito anche i vincitori delle altre discipline furono incoronati con corone intrecciate con rami e foglie dell’alloro, per avere sempre vivo il ricordo della vittoria.

Le storie e le leggende servono per accostare l’uomo alla natura, per far meglio comprendere in che cosa è racchiuso il simbolo della vita come nel caso del racconto che partendo dalle parole dell’ottavo capitolo della Genesi, laddove parla del diluvio universale e dell’arca di Noè, ci presenta l’Ulivo, il primo albero tramandatoci dalla storia mentre i secoli scorrono veloci sul filo conduttore della pianta e dei prodotti che l’uomo è riusciti a ricavare da esso.

Nel racconto in cui l’autore ci presenta il Sicomoro nei giorni dell’infanzia di un giovinetto giorni che scorrono tranquilli come ad esempio potevano scorrere a Nazareth presso la casetta di un falegname dove si poteva godere l’ombra di questo grande albero dalla chioma bassa cresciuto presso l’abitazione di una tranquilla famiglia israeliana.

Argegni ci presenta il Sicomoro come un albero solitario molto utile in quanto regala una gradevole sostanza zuccherina ed il cui legno è incorruttibile. Nel caso specifico, l’albero svolge una attività meritoria in quanto accompagna e protegge l’infanzia di Gesù.

La sacralità dell’albero è abbastanza evidente nel racconto dal titolo” La strage degli innocenti “ ; attraverso di esso, l’autore ci fa conoscere quali funzioni avessero gli alberi nei culti e nei riti di molti popoli.

Nel caso specifico viene illustrato l’Abete e la sacralità di questo albero nel contesto della vita quotidiana dei popoli che abitavano le selve.

Per l’autore il taglio delle cime degli abeti, effettuato due -- tre settimane prima di Natale è come una empietà e questa consuetudine viene paragonata alla strage degli innocenti di Erodiana memoria.

Nel capitolo dedicato agli Alberi illustri il personaggio principale non è l’albero ma l’uomo. L’albero è collegato ad un personaggio storico illustre.

In questo capitolo sono presenti testimonianze del succedersi di mille e più stagioni e, con esse, dell’evolversi delle condizioni socio-economiche, dell’evolversi delle tradizioni e del racconto degli eventi più salienti che hanno scandito la storia dell’umanità.

I rapporti tra l’albero e l’uomo risalgono a milioni di anni , in essi l’uomo trovò tutti gli elementi atti a soddisfare i bisogni alimentari, protettivi, difensivi e curativi.

Ad esempio il Parini da l’occasione, all’autore, di parlare del Tiglio e del giardino pubblico dove il poeta amava passare parte delle giornate.

Argegni, in un altro racconto, ci ricorda di Plinio il giovane e della catastrofica eruzione del Vesuvio, per parlarci di quello che è il più famoso Pino del mondo cioè quello che vediamo rappresentato in qualsiasi immagine di Napoli e del Vesuvio.

In altro racconto l’autore fa rivivere, al lettore, l’atmosfera di tempi passati come è il caso dell’articolo che ci porta nel cimitero parigino dell’Est dove sono sepolti la maggior parte dei più famosi uomini della Francia del 1800 e che riposano all’ombra dei Salici che vegetano nel cimitero.

La poesia con la quale, l’autore, ci racconta dell’albero dell’Arancio, portato dalla Spagna nel secolo XI e piantato presso la chiesa di Santa Sabina e che nessuno osò sradicare . Nel 1840 da un ramo secco spuntò una gemma che rivitalizzò la pianta ed attraverso una serie di correlazioni l’Argegni collega questo prodigio all’ordine dei Domenicani ed alla Rivoluzione Francese.

Nel capitolo dal titolo ” Vita generosa degli alberi” il protagonista non è l’albero e neppure l’uomo ma sono i prodotti di cui l’albero stesso fa dono all’uomo permettendogli, in tal modo, di ricevere una serie di prodotti utili per la vita .

Nel capitolo si parla della Sequoia e della qualità del legname che fornisce; della Vite e dell’Ulivo di cui tutti conosciamo i prodotti; ma conosciamo anche alberi di paesi lontani quali ad esempio l’Albero della gomma, l’Albero del pane, l’Ontano che per secoli ha fornito scarpe all’uomo, cioè i famosi zoccoli di legno; ci parla della Quercia definendola la regina per il suo aspetto maestoso e che da solo riesce a rendere suggestivo il panorama circostante e pertanto si può definire la regina delle piante arboree.

Tutti alberi che elargiscono in modo palese od occulto una sommatoria di doni e di benefici.

Nel Tralcio euforico, l’autore ci fa conoscere la Vite un albero che ha accompagnato il genere umano per molti millenni.

I Cinesi fanno risalire la vite alla creazione del mondo.

Gli Egizi ed i Caldei le attribuiscono una natura celeste.

I Greci la collegarono al dio Bacco. Gli Ebrei ci hanno tramandato che NOE’ predilisse la vite a tutti gli altri alberi, quando costruì l’arca ed infatti ne mise in salvo un tralcio con la radice.

Nel racconto dell’HEVE’ conosciamo un albero che fornisce un liquido di grande utilità per l’uomo : il lattice.

In altri racconti ci vengono presentati l’Albero del pane, la Palma da datteri, la Quercia vallonea le cui ghiande, con un sapore simile alle castagne, fornivano un valido sostentamento agli antichi naviganti.

Gli articoli sono tanti e non voglio togliere al lettore il piacere di essere preso per mano e scoprire, in ogni racconto, la relazione esistente tra l’uomo e gli alberi.

Il libro presenta oltre quaranta specie di alberi sempre collegati a fatti tramandatici nel corso dei millenni.

E’ possibile scoprire che l’origine dei nomi di svariate specie arboree quasi sempre è dovuta alla fantasia degli aedi e dei cantastorie i quali per far meglio comprendere le caratteristiche e le proprietà della pianta in esame associavano, a questa, fatti che avevano come protagonisti gli Dei oppure fatti realmente accaduti.

Talvolta si attribuisce all’albero un valore simbolico forse perché, vivendo più a lungo degli uomini, riteniamo che così facendo riusciamo a collegarci sia con le generazioni passate che con quelle future ritenendo di svolgere una ipotetica funzione di ponte tra generazioni. Forse è un modo per trasmettere la nostra conoscenza alle generazioni future ed attingere, in tal modo, nuova linfa per costruire il presente per un futuro migliore. Purtroppo non sempre l’origine degli stretti legami che ci uniscono agli alberi si traduce in un atteggiamento di concreta attenzione e di autentica passione nei loro confronti, dimenticando che solo il rispetto dei giovani esemplari consentirà, ad essi, di diventare i grandi patriarchi di domani.

Questa raccolta rappresenta uno strumento :
- per conoscere ed apprezzare, meglio, i protagonisti delle nostre selve,
- per stimolare la curiosità e spingere i lettori a rivolgere uno sguardo meno distratto verso le essenze arboree presenti nei nostri boschi,
- per promuovere la crescita di una autentica cultura dell’albero, affinchè i valori ambientali, naturalistici, storici si fondino in un sentimento di rispetto e di riconoscenza.

In un momento nel quale l’alterazione di molti processi naturali assale l’intera umanità e di fronte alle previsioni allarmanti della comunità scientifica, gli scritti di Corrado Argegni ovvero di Almerico Ribera, dedicati agli alberi quali veri amici degli uomini, vogliono essere un atto di speranza foriero di una vera coscienza Ecologica.

Ringrazio per l’attenzione ed auguro, a tutti, una buona lettura di questo libro che ha, anche, la proprietà di portarci a spasso nel tempo.